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Studio Legale Associato
Avv.ti Pasquale e Gerardo Consiglio

avvocato

Esecutorietà del decreto ingiuntivo 

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Sull’esecutorietà del decreto ingiuntivo in caso di mancata opposizione pronunciata dal Giudice. Sull’esecutività della sentenza di I° grado e sulla certificazione di passaggio in giudicato di quest’ultima apposta dalla cancelleria. Esame delle differenze alla luce della pronuncia della III° Sezione di Cassazione, massima n. 7767 03/04/2014.


Si premette che i due termini (esecutività/esecutorietà) sono adoperati nel lessico forense ed in giurisprudenza come sinonimi. La parola esecutività indica la funzione della sentenza o del decreto ingiuntivo, il suo effetto di comando giurisdizionale di costringere colui che è stato condannato, e non adempia spontaneamente, di subire una attività esecutiva più ricorrentemente di pignoramento di beni. 

La sentenza di I° grado è provvisoriamente esecutiva ex art. 282 c.p.c. mentre il decreto ingiuntivo può essere concesso provvisoriamente esecutivo ex art. 642 c.p.c., anche se, nella maggior parte dei casi, il decreto diventa esecutivo quando non è proposta l’opposizione da parte dell’ingiunto, atto di opposizione che è costituito dalla citazione con cui l’ingiunto si rivolge al Giudice facendo valere le proprie ragioni per chiedere la revoca del decreto. 

Dunque il soggetto a cui favore è stata emessa la condanna se l’altro non adempie spontanaemente può mettere in esecuzione la sentenza o il decreto ingiuntivo ( ma ci sono anche altri provvedimenti giurisdizionali che si mettono in esecuzione, ad esempio l’ordinanza di convalida di sfratto), e lo può fare attraverso il pignoramento ( mobiliare, immobiliare, presso terzi) oppure con l’esecuzione per l’attuazione dell’obbligo di fare (il procedimento di esecuzione costringe chi è stato condannato a dare o fare oppure altro ancora). 

L’esecutività della sentenza di I° è prevista direttamente dalla legge anche se in via provvisoria, l’esecutorietà ( si ripete esecutività si tratta di parole sinonime) del decreto ingiuntivo è posta in essere dall’ufficio del Giudice che lo ha emesso il quale dovrà verificare di potere dichiarare l’esecutorietà in quanto non sia stata nel frattempo proposta l’opposizione (la formula con cui l’art. 641 c.p.c., che disciplina in quali casi il Giudice accoglie la domanda, dispone che nel provvedimento sia avvertito l’ingiunto che il medesimo potrà proporre opposizione entro giorni 40 dalla notifica e che in mancanza di opposizione si procederà ad esecuzione forzata). 

Pertanto, il controllo del Giudice per la dichiarazione di esecutorietà è necessario in quanto può succedere che il soggetto ingiunto non sia stato messo in condizione di proporre l’opposizone, ad esempio perché non gli sia stato notificato il decreto ingiuntivo oppure per altri motivi. 

Mentre il decreto ingiuntivo è assoggettato alla disposizione che regola la dichiarazione dell’esecutorietà, la sentenza di I° grado invece è esecutiva provvisoriamente, l’effetto è automatico in quanto è previsto dalla stessa legge. 

Sia la sentenza che il decreto ingiuntivo diventano definitivi quando la prima non sia stata appellata e il secondo non sia stato opposto nel termine di quaranta giorni, la defintività determina il passaggio in giudicato (anche se per il passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo il discorso andrebbe approfondito), ed il passaggio in giudicato consiste nelll’intangibilità di quanto deciso con la sentenza o con il decreto. 

Per il decreto ingiuntivo non opposto l’esecutorietà si pone come la conclusione di un procedimento speciale, qual’è il procedimento d’ingiunzione, ed ha carattere giurisdizionale; per la sentenza, invece, è un effetto di legge in quanto è previsto direttamente dall’art. 282 c.p.c., e, pertanto, l’art. 124 delle disposizioni attuative del c.p.c. con cui si stabilisce che la cancelleria possa apporre sulla sentenza notificata la certificazione che avverso la stessa non è stato proposto appello o altra impugnazione, nulla aggiunge alla completezza della sentenza. 

La dichiarazione di esecutorietà del decreto ingiuntivo e la certificazione che la sentenza non è stata impugnata costituiscono due atti completamente differenti, e ciò è chiarito dalla Corte di Cassazione con la massima n. 7767 del 3 aprile 2014, che rileva come il primo costituisca un atto giurisdizionale ed il secondo un atto di mera certificazione che per l’appunto è posto in essere dalla cancelleria. 

Tale differenza si spiega in virtù della specialità del procedimento ingiuntivo il cui rito (rito indica tipo e modo del processo, ad esempio oltre all’ingiuntivo è rito speciale anche quello di sfratto per morosità o di rilascio per scadenza del contratto di locazione) comporta un accertamento sommario da parte del Giudice che emette il decreto, tale sommarietà comporta un controllo di tipo giurisdizionale (giurisdizionale è tutto ciò che attiene al processo, all’attività del Giudice, al contraddittorio), a garanzia del soggetto contro cui è emesso il decreto, il quale potrebbe non avere proposto l’opposizione ad esempio perché non ha ricevuto la notifica nel luogo previsto dalla legge. 

Tale garanzia di controllo giurisdizionale nel caso della sentenza non è invece necessaria, in quanto la sentenza per sua natura conclude non un procedimento speciale come quello ingiuntivo bensì un processo di cognizione ordinario, e cioè a contraddittorio pieno fin dal suo inizio. 

Pertanto, sulla scorta della citata massima, occorre distinguere la certificazione della cancelleria che la sentenza non è stata impugnata dalla dichiarazione di esecutorietà del Giudice per la mancata opposizione al decreto ingiuntivo, in quanto quest’ultima è atto giurisdizionale; non lo è invece la prima. 

Un ulteriore distinzione deve essere fatta nell’ambito dello stesso procedimento ingiuntivo tra il caso che non sia stato proposta l’opposizione e quello invece in cui sia stata proposta: per il primo il Giudice formulerà dichiarazione meramente formale di esecutorietà dell’ingiunzione emessa; per il secondo, ed anche se sia stata proposta pretestuosamente e dilatoriamente opposizione tardiva dopo i quaranta giorni dalla notifica soltanto per ritardare l’esecuzione, la dichiarazione di esecutorietà sarà l’effetto di una vera e propria pronuncia giurisdizionale resa attraverso la sentenza d’improcedibilità del giudizio di opposizione. 

Pubblicato il 17/11/17 

 


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