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Studio Legale Associato
Avv.ti Pasquale e Gerardo Consiglio

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Da sentenza del Tribunale di Roma 22 maggio 2017 n. 4805 Fonte Banca Dati Lex il Sole 24ore – 


Con la sentenza in epigrafe, il Giudice del Lavoro di Roma ha rigettato ricorso con cui si chiedeva di statuirsi l’illegittimità dell’obbligo di iscriversi alla Cassa di Previdenza Forense, imposto con la legge 247/2012 di riforma della professione forense, anche per quei soggetti che in precedenza non erano obbligati e ciò quando dalla loro attività professionale percepissero un reddito inferiore ad € 10.000,00. 

Senza entrare nel merito della sentenza, rimando all'articolo giuridico del Sole 24ore che provvedo a "postare" per condivisione sui social network, rilevo che le pronunce giurisdizionali oramai sono caratterizzate da due 2 differenti metodi di decisione, quello cosiddetto creativo che è destinato generalmente a formare una giurisprudenza nuova, e quello meramente applicativo della legge che non innova il dato normativo. 

Ma questo delle metodologie della decisione è un discorso complesso che non posso sviluppare, e che mi serve soltanto per commentare che la pronuncia non favorisce quei sessantamila avvocati che fino a prima della norma della riforma 247/12 non erano obbligati all’iscrizione alla Cassa ed al versamento € 3.694,00 quale contributo minimo, e che costituisce, evidentemente, un incentivo alla cancellazione dei 60.000 dall’Ordine degli avvocati. 

Ma se lo spirito delle modifiche normative, dalla riforma Bersani in avanti, sulla professione è sempre più orientato alla liberalizzazione, con un modello di vero e proprio soggetto economico imprenditoriale, pure criticabile, come si concilia con i tanti tipi di lacci e lacciuoli che impediscono l'accesso all'esercizio dell'attività?

Il punto non è che la sentenza è sbagliata ma è che la professione non s'appoggia ad una riforma ampia e ben congegnata, e che non c’è un solo soggetto collettivo della categoria che abbia visione del fenomeno complicato dell’esercizio dell'attività, in grado di contribuire ad un disegno di legge che curi e tuteli anche gli interessi degli avvocati contro un sistema impositivo ( Ministero della Giustizia, Cassa Forense, Fisco, Ordini Professionali, Società Informatiche e per l’accesso al Polisweb) che si autoalimenta in danno delle risorse economiche dei professionisti. 

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