logo

Studio Legale Associato
Avv.ti Pasquale e Gerardo Consiglio

avvocato

Sulla successione nel contratto di locazione. 

Nel caso di morte del conduttore il contratto di locazione non si estingue, ed il rapporto contrattuale prosegue con gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi, ciò è quanto dispone l’art. 6 della Legge delle locazioni degli immobili urbani n.392/1978. Con riferimento all’articolo commentato, la Corte costituzionale ne ha dichiarato l’incostituzionalità nella parte in cui non prevede che il contratto di locazione prosegua oltre che con i soggetti sopra indicati anche con chi sia legato da rapporto di convivenza di fatto al conduttore deceduto. 

Si tratta di una norma che deroga al principio generale che in materia contrattuale stabilisce che il contratto obbliga soltanto le parti, e ciò in quanto il proprietario è obbligato ex art. 6 suddetto alla prosecuzione con i soggetti in questione. 

E, però, si deve considerare che la successione prevista dalla legge nel contratto di locazione è ammessa ai soggetti sopraindicati, e sul presupposto essenziale che questi siano conviventi con il conduttore deceduto, convivenza che, vale precisarsi, è condizione giuridica differente di quella, ad esempio di un ospite. 

Pertanto, qualora il conduttore fosse separato dalla moglie, ed i figli non abitassero più con lui, ad esempio perché maggiorenni, oppure perché conviventi con la madre, la successione nel contratto di tutte le persone indicate dalla norma in questo caso non si attua. 

L’ex coniuge, il figlio maggiorenne, ed anche gli altri parenti, i quali al momento della morte non conivevano più con il conduttore deceduto non hanno alcun diritto ad abitare nell’immobile. 

In caso simile il contratto si è estinto in seguito alla morte, e l’immobile può tornare nella piena disponibilità giuridica del proprietario. 


Aggiornato il 12/10/17



L’assegno divorzile è escluso in caso di famiglia di fatto. 

La conferma è data dall'ordinanza n.1811/2017 della Cassazione Civile – Sez. VI, pubblicata oggi dal Quotidiano del diritto del Sole 24Ore.

La suddetta ordinanza n. 1811/2017 di Cassazione Civile ha confermato le precedenti ordinanze rese negli ultimi due anni.

Tale orientamento, oramai consolidato, risale alla massima pronunciata con sentenza n. 6855/2015 dalla medesima Corte, con cui si è stabilito che in caso di concessione di assegno al coniuge divorziato, quest’ultimo, ove nel frattempo abbia dato vita ad una nuova famiglia di fatto perde il diritto a percepire l'assegno in questione. 

Nella suddetta ordinanza 1811/2017, risalente allo scorso luglio, si precisa che la perdita del relativo diritto è definitiva, e ciò anche se pure la nuova convivenza si sia interrotta. 

Il principio stabilito dalla suprema corte di cassazione, peraltro del tutto intuitivo, è che non si può ripristinare l'assegno divorzile, in quanto la creazione della nuova famiglia, anche in via di mero fatto, è una scelta libera che comporta in chi la compie l'assunzione della consapevolezza dell'eliminazione di qualsiasi residuo vincolo materiale rinveniente dal precedente rapporto come la corresponsione dell’assegno. 

Aggiornato il 28/08/17


manuali
Share by: